Gli studi di Fase III con alirocumab ed evolocomub ci hanno consegnato un quadro definito dall’impatto di questi farmaci sul rischio cardiovascolare di pazienti che pure appartengono a categorie diverse: il post-infarto per alirocumab e la malattia aterosclerotica sintomatica per evolocumab. Sono state eseguite metanalisi degli studi in questione (e degli altri studi di farmacologia clinica) per “facilitare” il clinico nella scelta del farmaco più adeguato per il suo paziente. Nel corso di questa intervista, condotta da Claudio Cimminiello (Fondazione “Arianna Anticoagulazione”, Bologna), Aldo Pietro Maggioni (Centro Studi ANMCO, Firenze) ci guida nell’approfondimento del tema attraverso l’analisi e il commento dei seguenti interrogativi:
- Da alcune di queste metanalisi emerge una diversa efficacia dei due anticorpi nel ridurre i valori di LDL-c in aggiunta alla massima dose di statina ed ezetimibe. Ha senso una evidenza del genere?
- L’endpoint secondario mortalità totale risulta significativamente ridotto dal trattamento con alirocumab. Qual è la lettura corretta di questo dato in vista dell’approccio gerarchico per testare i singoli endpoint secondari?
- Nella metanalisi di Gaudenay un end point come la rivascolarizzazione coronarica sembrerebbe essere più favorevolmente influenzato da evolocumab rispetto ad alirocumab . qual è la corretta lettura di questi dati?
- In una analisi pre-specificata dello studio Odyssey Outcomes (Szarek M et al JACC 2019) sono stati contati e confrontati (tra attivo e placebo) tutti gli eventi verificatisi nel follow-up in aggiunta a quelli primari; in sostanza si tratta degli eventi ripetuti. Quale valore si può attribuire ad una analisi del genere?
- La durata relativamente breve di questi studi è un limite di questi studi che devono dopo essere integrati da analisi come FOURIER-OLE che metodologicamente hanno dei limiti?